Extrema Ratio

(ir)Ragionevoli Sproloqui

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I Conti non tornano

Posted by Haris on novembre 14th, 2011

Torino.
Dall’ 11 al 13 novembre ho partecipato a un interessante convegno organizzato dal CICAP, in particolare dal gruppo piemontese, dal titolo I conti non tornano: Il fascino dei numeri tra scienza e mistero.
Come previsto le conferenze si sono rivelate tutte molto interessanti. Venerdì sera il convegno si è aperto con una lectio magistralis del sempre brillante Piergiorgio Odifreddi. Il programma vero e proprio è cominciato il sabato mattina. La sessione della mattinata è stata aperta da un intervento su Pitagora tenuto da due dei tre Rudi Mathematici (mancava Alice, nascosta tra il pubblico).
Seguendoli sempre su Le Scienze e sul loro sito mi ha fatto molto piacere ascoltarli dal vivo. A seguire un intervento di Giorgio Bardelli del Museo di Storia Naturale di Milano, su Fibonacci e sezione aurea; niente di nuovo ma comunque godibile per il pubblico presente.

L’intervento successivo è stato dell’ottimo Mariano Tomatis, matematico, scrittore e illusionista che ci regala sempre buoni interventi. In questo caso ha parlato della riscoperta del segreto del Laberinto di Andrea Ghisi, un libro “magico” scritto nel 1607.
Prima della pausa pranzo il duo Rizzuto/Canova di OfficineScienza ci ha deliziato con una dimostrazione dal vivo di Win for Life.
Il pomeriggio si è aperto con il veterano Silvano Fuso che ci ha parlato delle superstizioni legate ai numeri, in particolare il 13 e il 17. Il meteorologo Fulvio Stel ci ha spiegato varie credenze legate allo studio del tempo. Il Professor Vidari dell’università di Pavia ci ha parlato di “medicine” molto alternative preticate dai popoli Andini. Dopo un orrendo caffè un intervento che per me è stato una sorpresa, quello del filosofo della scienza Marco Ciardi dell’università di Bologna. Sentirlo parlare mi ha fatto venir voglia di comprarmi un po’ di libri sull’argomento. Al termine del pomeriggio, il segretario nazionale del Cicap Massimo Polidoro (e chi non lo conosce vive su Marte) ci ha parlato dei motivi che portano la gente a credere nell’incredibile. Prima dell’incasinatissimo buffet il direttore del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” e del museo di Anatomia umanaci ha anticipato qualcosa della visita serale che avremmo effettuato nei due musei, aperti apposta per noi (che onore).

Il museo Lombroso è dedicato allo scienziato torinese che ha dedicato la sua vita allo studio del crimine (anzi, dei criminali). Tra teschi di assassini e armi del delitto ci siamo poi portati verso il museo di anatomia. Un viaggio tra ossa, organi (mai visti tanti cervelli tutti insieme…) e riproduzioni in cera, un vero tuffo nella storia degli studi anatomici.

La domenica mattina è stata dedicata alla presentazione delle indagini svolte da alcuni soci e gruppi locali. Per i dettagli vi rimando al programma e agli abstract pubblicati sul sito del Cicap, sappiate comunque che sono stati quasi tutti molto interessanti soprattutto per capire le modalità usate per le indagini, il tutto condito dalla moderazione dei soci effettivi.
Complimenti agli organizzatori.

L’anno prossimo ci sarà il convegno nazionale, al quale andrò sicuramente, come già ho fatto nel 2009. Tra l’altro sarà anche un po’ più comodo come location: Volterra.

out.

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Ateismo vs Agnosticismo

Posted by Haris on novembre 14th, 2011

Due parole sulla non religiosità.
Partiamo dalle definizioni del wikidizionario:

ateismo m
la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza
Etimologia: dal greco “atheos”, “senza Dio”.

agnosticismo m sing
posizione concettuale in cui si sospende il giudizio rispetto ad un problema poiché non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza.
Etimologia: dal greco “a-gnothein” lett. “non sapere”.

Un po’ di tempo fa si ragionava con alcune persone dell’essere atei o agnostici. La “platea” era divisa abbastanza equamente tra le due correnti. In un primo momento potrebbe sembrare logico per una persona razionale e non religiosa di considerare la sua posizione come agnostica rispetto all’esistenza o meno di un essere superiore, nel senso che non potendone dimostrare l’esistenza o la non esistenza in modo scientifico/razionale si preferisce non emettere giudizi sul problema, come da definizione. Ragionandoci un po’ però si capisce come ci sia una certa contraddizione in questo modo di porre il problema. Data un’affermazione “eccezionale” l’onere della dimostrazione ricade su chi la esprime, non su chi la contesta. Nel caso specifico l’affermazione dell’esistenza di dio ricade su chi lo afferma. Per fare il solito esempio banale, se dichiaro che esistono sicuramente dei cani parlanti, sono io a doverne fornire una prova, non sono certi tutti gli altri a dover verificare l’inesistenza di un cane parlante. Quindi non posso dire di dubitare dell’esistenza di dio, sono proprio sicuro della sua inesistenza.

L’affermazione “Dio non esiste fino a prova contraria”, secondo il mio immodesto parere, non ricade nella definizione agnosticismo, ma nell’ateismo. Se a un certo punto arrivasse un essere onnipotente a dirmi – guarda che ti sei sbagliato, pirlone! – ammetterei l’errore e da ateo diventerei credente. L’agnostico direbbe invece – ah ecco, infatti non ero proprio sicuro, ho fatto bene a dubitare.

In sostanza per me l’agnosticismo implica due possibilità: o l’agnostico è in realtà un credente “mascherato” oppure è un ateo che non ha il coraggio di portare avanti le proprie convinzioni fino in fondo.

Sono un integralista? Può darsi. Se avete voglia di commentare fatelo pure.
Comunque, B xvii, guarda che io non faccio male a nessuno.

out.

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De blog

Posted by Haris on novembre 7th, 2011

Mi è stato chiesto perchè da tanto tempo non aggiorno il blog.

La risposta più ovvia è che non ho un cacchio da dire e in effetti è proprio così, ma siccome ti rispetto molto, mio fedele lettore/lettrice, prometto che mi sforzerò e rilascerò un post ogni tanto per la tua gioia intellettuale. Ne ho già quasi pronto uno, venuto fuori da una recente discussione avuta con un gruppo di debosciati. Vedremo se uscirà fuori qualcos’altro.

out.

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WordPress 3.1

Posted by Haris on marzo 11th, 2011

Ringraziamo WordPress 3.1 che ha mandato il blog a donnine di facili costumi. Ho dovuto fare un downgrade alle 3.0.5 perchè non funzionava più un tubo.

mah.

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Dawkins

Posted by Haris on ottobre 27th, 2010

Richard Dawkins non ha bisogno di presentazioni, e se pensate che ne abbia allora andate a googlare e poi tornate. Scrivo quest’articoletto solo per segnalare una bella intervista a Dawkins sulla newsletter della rivista Skeptic.

e basta

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Siamo Geek

Posted by Haris on settembre 29th, 2010

E’ nato da poco ma è già strapieno di roba. Se vi riconoscete nel titolo, o siete solo curiosi, correte a leggerlo.

http://siamogeek.com

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Countdown

Posted by Haris on settembre 23rd, 2010

Countdown

(di n.n.)

Sospesa nel vuoto sembrava non avere più fiato in gola, forse per la paura, forse per la situazione assurda. Non riusciva neanche a vedere il fondo del precipizio.
Tentò di voltare la testa verso l’alto ma non riuscì a ruotare il collo per più di 45 gradi circa, allora cercò a tentoni con le mani dietro la schiena.
Eccola… Agguantò la corda con un mano e tirando con le poche forze che le erano rimaste si mosse un poco. In pochi istanti, però, esaurì la sua energia e tornò nella posizione di partenza.

Non ricordava molto.
Si era alzata come tutte le mattine per andare al lavoro. Dopo una doccia rinvigorente e una veloce colazione era uscita rapida di casa per cercare la macchina. Come le succedeva sempre più spesso non ricordava dove aveva parcheggiato la sera prima.
Poi il nulla… tutto nero, nessun altro ricordo.

Vedeva le pareti lisce intorno a lei, più o meno a una distanza di 5-6 metri in ogni lato.  Quella specie di pozzo sembrava avere una forma più o meno quadrata, di sicuro era artificiale. Non capiva di che materiale fosse la superficie; sembrava verde, forse, ma con quella luce era difficile capirlo. Si fece coraggio e guardò nuovamente verso il basso.
Nero.
Nient’altro che oscurità.
Le pareti si perdevano, parallele, fin dove la sua vista riusciva a percepire qualcosa. Il fondo era completamente nascosto.

Nonostante il dolore al collo cercò di esaminare meglio se stessa. Aveva le braccia libere, anche se indolenzite. Abbassò un poco lo sguardo e vide che indossava ancora gli abiti che aveva quella mattina. Erano sgualciti, come se avesse lottato. Non ricordava.

Un cavo, che terminava con una specie di imbracatura dello stesso materiale, la cingeva intorno alla vita. Sembrava molto robusto e di materiale sintetico, forse nylon o qualcosa del genere.

-  5 –  si udì nel pozzo.
- Cosa? C’è qualcuno? Tiratemi fuori! – urlò al nulla. – Aiuto! –

L’oscurità la fissava silenziosa. La voce che aveva sentito poco addietro sembrava distorta come se provenisse da un altoparlante economico.
Cominciò a piangere. – Cosa succede, che ci faccio qui? – pensò singhiozzando.
Passò un’ora, forse, era difficile percepire il passare del tempo in quella situazione grottesca. Si calmò e cercò di ragionare. Non era una persona importante, solo un’impiegata in un’azienda di informatica. Era stata rapita? Come? Da Chi? Perché? Non capiva, non c’era motivo.

-  4 –  la voce gracchiante eruppe forte nel pozzo, stavolta l’aveva udita chiaramente.
-  Quattro? Quattro cosa? Chi siete? Tiratemi fuori subito, maledetti stronzi! – silenzio.

Prese a imprecare contro gli ignoti rapitori ma, non avendo riscontri di nessun tipo, smise ben presto.
Decise di tentare di raccogliere le forze per voltarsi. Pensò che con un movimento del tronco abbastanza deciso poteva voltarsi e aggrapparsi al cavo. In questo modo avrebbe potuto vedere in alto e cercare di capire qualcosa in più.

-  Ok, uno… due… TRE! –

Alla terza oscillazione non riuscì a ruotare abbastanza da prendere la corda con le mani ma riuscì almeno a gettare uno sguardo in su. Quello che vide la gettò nello sconforto. Nulla, solo la fioca, indistinta luce  che rendeva quel luogo percepibile alla vista. Le pareti continuavano a salire fin quando risultavano visibili, non vide aperture, appigli, niente.
Ricadde pesantemente con una fitta all’addome, dove l’imbracatura la cingeva.

-  3 –
-  Cos’è? Un conto alla rovescia? Per cosa? Cosa deve succedere? AIUTATEMI! –   L’urlo si spense nelle profondità del pozzo.

Passò un’altra mezz’ora prima che si decidesse a provare qualcos’altro. Le venne in mente uno dei racconti del suo autore preferito, ‘Il pozzo e il pendolo’… – Sono io il pendolo – pensò. Se il cavo era così lungo forse poteva oscillare fino ad arrivare a una parete.

Cominciò a spostare il suo baricentro da una parte all’altra, seguendo il ritmo delle oscillazioni che si facevano sempre più ampie. Dopo un po’ sentiva di essere arrivata circa a metà strada verso la parete.

-  2 –
-  Come previsto. –  pensò, ma questo non frenò la sua ritrovata determinazione.

In pochi minuti sfiorò una parete, poi l’altra e ancora, ancora. Dopo altre tre oscillazioni riuscì a toccarla con il palmo della mano. Era calda e morbida, non se lo aspettava. Non mutò il suo ritmo e al successivo avvicinamento tentò di aggrapparsi ma non c’era nessun appiglio. Poi tentò di colpirla con un pugno per saggiarne la consistenza, era parzialmente elastica ma molto resistente. In un ultimo sprazzo di determinazioni, tentò di usare le unghie per aggrapparsi, con il risultato di spezzarne due alla radice.
Con un urlo di dolore perse il ritmo e si accasciò,. Lentamente l’attrito svolse il suo compito e le oscillazioni si fecero sempre meno ampie fino a ridursi a niente.
Usciva sangue dalle dita ferite. La disperazione prese il sopravvento e ricominciò a piangere, dolorante e spaventata.

-  1 –

Stavolta neanche fece caso al suono dell’altoparlante. Non si accorse nemmeno del fatto che una musica debole cominciò a diffondersi nell’ambiente, come a presagire la fine di quella tortura.
Pensò alla sua famiglia, ai suoi amici. Forse era uno scherzo? No, non poteva esserlo, era troppo crudele.

Un sorriso amaro le si aprì sul volto pensando che forse, quando quell’assurdo conteggio fosse arrivato alla fine, sarebbe stata liberata.
Non sapeva quanto ci sarebbe voluto ancora, non più di un’ora supponeva, visti i precedenti periodi.
Passò molto più tempo.
Aveva fame, sete. Pensava anche di essersi addormentata per qualche minuto. Svenuta, forse, era la parola giusta.

-  0 –
-  Ci siamo – pensò

Cono un suono cupo sentì che la tensione del cavò si ridusse di colpo. Qualcuno o qualcosa l’aveva sganciato.
-   Sono libera. –  pensò con un sorriso mentre precipitava senza peso nel vuoto.

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Martin Gardner

Posted by Haris on maggio 23rd, 2010

Ieri, 22 maggio 2010, è morto Martin Gardner.

Genio della divulgazione scientifica, della matematica ricreativa, dello scetticismo.

Sono in lutto.

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Caccioppoli

Posted by Haris on gennaio 20th, 2010

Visto che non ho voglia (e tempo) di scrivere una biografia, vi linko questo bell’articolo su Renato Caccioppoli:

Buona lettura.

out.

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Raccapriccio

Posted by Haris on gennaio 12th, 2010

Capo1: Senti sei impegnto le prossime 2 settimane?

Io: sì. Dobbiamo consegnare il progetto ultra/urgent/senonconsegnamocifannounculocosì.

Capo1: Capo2 mi ha detto che puoi dedicarti contemporaneamente a quest’altra cosa. Tanto ti ci vogliono solo un paio di giorni, ti mando la documentazione.

… leggo…

Io: Capo1, chi ha fatto la stima di sta cosa? Ci vogliono minimo 20 giorni per svilupparla.

Capo1: Ma come???!?!? Capo2 mi ha detto che in qualche ora si faceva. Abbiamo già fatto l’offerta, già ce l’hanno accettata (e ti credo N.d.me), se non consegnamo fra 3 giorni, si parla di penali!

Io: O abbiamo i commerciali più veloci del west che fanno offerte e fanno firmare contratti a caso, oppure di sta cosa si sa da un sacco di tempo ma non mi avete interpellato per i tempi di sviluppo.

Capo1: Ehm… ma adesso come facciamo????

Io: boh (Trad: cazzi vostri)

tutti uguali… piccoli, grandi, medi… mah

Out.

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